Il linguaggio del cane: l’Abbaio


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L’abbaio fa parte del linguaggio del cane che, insieme ad altri versi come il ringhio, l’ululato o il guaito, rappresenta un modo naturale di esprimersi tipico della specie canina per comunicare al mondo e per manifestare i propri sentimenti.

Nei lupi, da cui i cani derivano, l’abbaio è un evento raro che avviene per avvertimento o per difesa, mentre nei cani è una modalità di comunicazione vocale che può avere diversi significati e funzioni differenti.

Essendo l’abbaio più frequente nei cuccioli di lupo, tra le ipotesi più accreditate del motivo per cui i cani abbiano sviluppato tale competenza, c’è quella che riconosce nel cane il fenomeno del mantenimento dei caratteri infantili (neotenia). Altra ipotesi suggerisce che, essendosi i cani coevoluti assieme all’uomo, abbiano sviluppato un metodo comunicativo più adatto alla convivenza che probabilmente si è anche modificato col passare del tempo diventando sempre più sofisticato.

L’uomo ha allevato alcune razze, la cui selezione è durata centinaia di anni, proprio grazie all’utilità dell’abbaio alle necessità umane (caccia, protezione) ed il recente periodo, in cui tali compiti sono venuti meno e i nostri cani hanno iniziato ad assolvere una funzione principalmente di compagnia, non è bastato ridurre o ad estinguere tale comportamento.

Il suono dell’abbaio in alcuni casi può infastidire o provocare reazioni eccessive a causa del fatto che non ne capiamo il significato o che arreca disturbo; quando rappresenta un problema, punirlo non risolve. Il modo migliore per cercare una soluzione duratura, è quello di imparare a distinguerne i diversi tipi per comprenderne il significato poiché, citando Turid Rugaas, “solo imparando ad ascoltare cosa ci dice il cane possiamo trovare i mezzi giusti per risolvere il problema“.

Secondo l’esperta dog-trainer norvegese, fondatrice e direttrice del Centro di Educazione Cinofila “Hagan Hundeskole” che da oltre trenta anni studia il comportamento del cane infatti, qualunque sia la causa, intervenire sull’abbaio problematico è possibile ma non per eliminarlo, piuttosto allo scopo di portarlo ad un livello ed una intensità accettabile dal contesto e dalla situazione.

Turid Rugaas distingue diverse tipologie di abbaio:

  1. abbaio di eccitazione: dovuto a gioia o ad elevata agitazione, tipico al rientro del proprietario a casa o quando si raggiunge il parco; ha un tono acuto e in serie, più o meno costante e con piccole pause;
  2. abbaio di allarme: serve ad avvisare di un possibile pericolo ed è un suono breve ed acuto;
  3. abbaio di paura: lunga serie di abbai, a volta seguiti da un ululato, con timbro elevato in cui si percepisce la paura del cane;
  4. abbaio di guardia o difesa: dovuto alla percezione di una minaccia nel tentativo di farla allontanare; abbaio ripetuto e più breve e profondo, spesso inframezzato da ringhi;
  5. abbaio di frustrazione: sequenza interminabile di abbai stereotipati, sempre uguali, monotono e ripetuti continuamente; può terminare in un ululato, per poi riprendere con l’abbaio ed è tipico dei cani chiusi nei box o che restano soli per molto tempo;
  6. abbaio appreso: abbaio cui segue una pausa ed una ricerca di attenzioni da parte del cane, molto spesso insegnato inconsapevolmente dal proprietario.

Ciascun tipo di abbaio, esprimendo delle emozioni, può essere tra quelli sopra descritti o dato dalla combinazione di essi, ma sempre in funzione dei sentimenti provati dal cane; per poter valutare eventuali interventi, è indispensabile osservare con cura il comportamento del cane e la situazione in cui si verifica, accettando che il cane ha il diritto di esprimere dei suoni, parte naturale della sua comunicazione che non è possibile eliminare del tutto.

Comprendendo che l’abbaio dunque è sempre il tentativo di comunicare un messaggio, sarà necessario utilizzare le nostre conoscenze, la nostra testa ed il nostro cuore per cercare di capire lo stato emotivo che il nostro cane sta cercando di esprimere, poiché – non va dimenticato – solo comprendendone le cause sarà possibile agire su di esso.

Per approfondimenti:

“L’abbaio, il suono di un linguaggio” di Turid Rugaas – ed. Haquihana